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LA NOTTE DELLA FOLLIA – FRANCO LIBERO MANCO

FRANCO LIBERO MANCO

 

LA NOTTE DELLA FOLLIA

Non è remoto il tempo degli olocausti

quando in ogni egoismo

dorme una nuova Mauthausen.

Mi sono madri, sorelle e figli

quelli che piangono senza colpa

tra le favelas del Brasile o in Palestina.

Assisto impotente ed attonito

all’oltraggio perpetrato

ogni giorno contro la vita

ed un brivido agghiacciante mi pervade.

Ce cos’è questa lunga notte

che ci ottunde?

che plana funesta e minacciosa

in attesa dell’esito finale?

Più di ogni cosa sogno la sua distanza

creare tra noi baratri abissali.

Contro le ombre accenderò mille lanterne

e scaglierò il mio stormo di meteore.

L’atroce sorriso di antichi fantasmi

apre ferite nella carne

profonde come crepe telluriche

e ciò che era informe, sopito

ora riemerge furente

alla conquista di terre desolate di metallo

dove confluiscono integralismi

in vorticosa agonia.

Sospiri, imprecazioni, gemiti

salgono dalle antiche terre dei Profeti.

E la battaglia più dura

è sempre quella ancora da combattere.

Per anni ho vagato senza sosta

cercando l’antidoto alla follia umana.

Ho sentito il lezzo ed il fragore

di ogni inferno delirante del potere.

Ho dormito tra il muschio ed i cartoni

dei clandestini venuti d’oltremare.

Ho navigato tra le dune,

tra i ruderi sommersi e i telescopi

e ho visto mari senza sponde

e ho conosciuto terre senza cieli.

Ho visto turbini di fuoco furibondo

e tempeste siderali piegare come erba

le superbe vette del Tibet.

Ho visto campi sterminati di membra informi

al tuono crepitante dei vulcani nucleari.

Ho sentito l’esile pianto delle vergini

sacrificate all’alba della vita al dio straniero.

Ho conosciuto i fiori ad uno ad uno

ed ho atteso il sole

nel petto delle scolopendre rupestri.

Ho visto le foreste arse, spettrali

dove bruciano coi nidi dei fringuelli

i canti mai vissuti dei pulcini

ed i voli ancora da spiccare.

Ho visto morire l’altezzosa giraffa,

l’agile mangusta, la granitica conchiglia

e infrangersi, madidi di sangue,

gli ampi drappeggi dei falchi dell’Antartide.

Lo spavaldo galoppo dei puledri e delle zebre

si è infranto come cristallo

colpito da una fionda

e i possenti giganti degli oceani ridotti

a minuscole efflorescenze puntiformi.

Ma ho anche visto,

nel vuoto incontenibile dell’anima,

spiragli di più nuovi universi palpitati.

Ho visto l’alba stemperarsi

a passi lenti

come cerbiatta sfiancata da una corsa

davanti al predatore

e l’impeto vendicativo della natura vilipesa

placarsi esausto in un lieve silenzio

avvolto d’autunno.

Ed ora, nel dubbio fluttuante

della sua anima assopita,

dorme indifferente e crudele

il mondo sul mio cuore.

(Franco Libero Manco)

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